Costanza Colonna Sforza, marchesa di Caravaggio, piccolo feudo della bergamasca nella seconda metà del 1500, si è conquistata un posticino nella storia dell'arte. Suo merito: essere stata musa e protettrice - e qualcosa di più... - di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, geniale pittore, suo giovane suddito, e avergli dato rifugio nelle sontuose dimore della sua nobile e potente Famiglia, i Colonna, sparse nel centro-sud Italia (Roma, Napoli, Marino, ...), inviolabili anche alle guardie pontificie che lo ricercavano per delitti passibili di condanna a morte.
Ma Costanza è molto di più.
Se per ricostruire il cammino verso l'emancipazione femminile cerchiamo nella storia esempi di fanciulle che sono state vittime della sopraffazione maschile, eccola, è lei la giovane giusta: un'ingenua e tenera fanciulla dodicenne gettata impubere nel letto e nelle braccia di un giovane sessualmente complessato, con il compito di far figli, presto, tanti e maschi, per la sopravvivenza del Casato lombardo degli Sforza in via di estinzione per mancanza di eredi. Un'adolescenza che le è stata rubata, la sua, costretta a gravidanze a scadenza annuale (12 in 15 anni di matrimonio). E dietro, a muovere il tutto, c'erano le mire economiche e di potere del padre, Marcantonio Colonna, che ambiva avere un feudo nel nord Italia, da aggiungere ai tanti vastissimi che già possedeva al sud, ed entrare nelle grazie del re di Spagna che governava buona parte dell'Italia.
Se cerchiamo prove di quanto scarsa fosse la conoscenza del corpo della donna e quanto forti e ciechi fossero i pregiudizi misti a superstizioni su di esso, guardiamo a quanto è successo alla nostra Costanza in occasione della sua prima gravidanza: nessuno degli illustri medici che la visitavano spesso (anche un'ora prima del parto...) si accorse della gestazione in corso. Per loro il rigonfiamento del ventre era semplice oppilazione, ritenzione di liquidi. Ma finita la visita e ritiratosi il medico, ecco spunta un braccino dal basso ventre della ragazzina... Ma a quel punto il medico, richiamato, non interviene anche se la partoriente è in pericolo di vita; la legge lo proibiva; se si fosse avvicinato al suo letto avrebbe rischiato la pena di morte; solo una donna poteva assistere al parto.
Ma la marchesa di Caravaggio non è solo una delle tante giovani donne della nobiltà e del popolo calpestate dalla società nel suo lento cammino verso la coscienza dell'uguaglianza di diritti donna-uomo; è anche artefice di questo processo evolutivo. Rimasta vedova a 28 anni può finalmente riappropriarsi della sua vita (anche se l'adolescenza è oramai irrecuperabilmente persa...) e volare alto, da sempre il suo sogno.
Sono centinaia le lettere che Costanza ha scritto; ancor di più quelle che ha ricevuto. Sono tutte ora ben custodite in archivi pubblici e privati, disponibili alla visione di storici e ricercatori. Su quei fogli di carta ora ingiallita la giovane marchesa con grafia e con fraseggio che crescendo in età sono andati perfezionandosi ha lasciato memoria delle violenze fisiche, sessuali, morali patite dall'immaturo marito Francesco; ha lasciato traccia della sua forte depressione. Scorrendo quei fogli si sente l'eco delle grida di aiuto che mandava al padre lontano. Già poche settimane dopo il matrimonio (tredicenne, ricordiamolo) gli scriveva:
«Se non mi liberate da questa casa e dal marito mi dono la morte et non mi curo di perdere l'anima con la vita», «Aiutatemi per l'amor di Dio!»
E confidava al padre il suo bisogno di consolatione.
Ho preferito offrire al lettore una narrazione in prima persona; è Costanza che racconta le sue memorie. Questo per non sciuparne la freschezza, la spontaneità, l'immediatezza; ed anche la veridicità: quanto è qui scritto è basato appunto sulle sue lettere. Quelle non possono mentire; trasmettono fatti ed emozioni vissuti da lei in quel dato momento.
Nella prima parte di queste memorie Costanza, sessantenne, si guarda indietro e narra quanto ricorda del suo matrimonio, di quella sua "adolescenza rubata"; aiuta la propria memoria sbirciando tra i carteggi conservati negli archivi delle Famiglie ai quali ha pieno accesso (a cominciare dalla sua, i Colonna, e poi quelli delle Famiglie acquisite, come i Borromeo, i Medici, gli Orsini, gli Sforza...) alla ricerca di lettere che la riguardassero.
Nella seconda parte traccia il profilo dei grandi personaggi che ha incontrato nell'arco della sua vita. Come il cardinale Carlo Borromeo, suo cognato, straordinaria figura di riformatore della Chiesa; come la nonna Giovanna d'Aragona, all'epoca la donna "più bella e adulata d'Italia" tanto da essere ritratta dal pennello di Raffaello Sanzio, opera oggi conservata al Louvre; come il padre Marcantonio, il Grande, il Trionfatore, che a Lepanto ha fermato l'esercito Ottomano che stava per invadere l'Europa; come il pittore Caravaggio, che l'ha stregata con il suo genio ribelle.
Ma Costanza va più indietro negli anni e traccia il profilo di personaggi che non ha conosciuto personalmente, ma che sono le sue radici. Come Vittoria Colonna, zia di suo padre, grande poetessa; come Costanza Farnese, sua bisnonna da parte della madre: un'ambigua figura della quale porta il nome con un po' di rossore - lo ammette - per il ruolo che aveva in Vaticano; era figlia del papa allora regnante, Paolo III Farnese, e ne approfittava senza ritegno...
È il caso di precisare che tutti i fatti qui narrati sono reali, documentati, anche se alcuni sembrano frutto di fantasia; fatti come il parto nel monastero dopo una gravidanza della quale nessuno si era accorto, né i medici, né le sue due donne di servizio, né lei stessa; fatti come la fine ingloriosa dell'illustre suo padre Marcantonio, viceré di Sicilia, caduto nella rete di una diciottenne di Palermo, Eufrosina, straripante di femminilità; una passione senile che scatenerà una faida che costerà la vita a otto persone; tra queste anche lui, Marcantonio, il Trionfatore.
Tutti i brani di lettere - e sono molti - qui riportati in corsivo tra virgolette basse doppie «...» sono autentici, trascritti alla virgola dal carteggio conservato negli Archivi citati in appendice (in maggior parte negli Archivi della Biblioteca di Santa Scolastica, a Subiaco, ma anche nella Biblioteca Ambrosiana di Milano). Sono invece in carattere normale e racchiuse tra virgolette doppie alte "..." frasi e dialoghi che sono il frutto dello stile narrativo di chi scrive, che non hanno quindi un preciso riscontro documentale.
Si è preferito non riportare fonti e documentazione (riferimento a lettere, date, destinatari, archivio,...) in note a piè di pagina per non appesantire la lettura e per lasciare testo e impostazione grafica più scorrevoli.
Quello che avete tra le mani non vuol essere un testo universitario di storia per ricercatori; vuol essere più modestamente la biografia d'agevole lettura, scritta sulla base di lettere e documenti dell'epoca e raccontata in prima persona, di un personaggio - la marchesa Costanza Colonna Sforza - poco conosciuto, ma che bene incarna per le sue drammatiche vicissitudini personali e per le sue alte frequentazioni le pulsioni, il travaglio, le contraddizioni di un secolo, il Sedicesimo, che ha segnato la transizione alla modernità.
Ritengo operazione lecita nella stesura di queste memorie che raccontano solo fatti veri, autentici, documentati, l'aver introdotto qua e là quelle che chiamerei 'pennellate di colore' (come: descrizioni ambientali, brani di dialoghi, sentimenti e atteggiamenti ricostruiti) per rendere più vivide certe situazioni, ma pur sempre tenendole aderenti alla realtà.
Da ultimo: è oramai unanimemente accettato che il pittore Caravaggio sia nato a Milano, non a Caravaggio; ma la sua vita presenta ancora molte pagine oscure, oggetto di controversie. Come la sua paternità (Fermo Merisi, il padre all'anagrafe, o il marchese Francesco Sforza, marito di Costanza?); o come la causa della sua improvvisa morte a quarant'anni sul litorale romano (agguato mortale o febbre, oppure sifilide?).
Qui si è adottata la versione Francesco Sforza per la nascita, e l'agguato per la morte.